"Una Sola Voce per l'Economia" chiede un nuovo patto
9 aprile 2011
La lettera aperta alle istituzioni di "Una Sola Voce per l'Economia", il comitato che riunisce le principali associazioni economiche della provincia di Forlì-Cesena

L’economia marcia anche sulla capacità di spesa pubblica, delle imprese, delle famiglie e delle persone. La capacità di spesa è il lavoro; l’unico vero indicatore di uscita dalla crisi.
L'occupazione, quindi, è l’obiettivo primario di ogni Comunità. La riorganizzazione e semplificazione del sistema pubblico, la sussidiarietà praticata e la privatizzazione di alcuni servizi, sono il percorso da seguire.
È così che possiamo perseguire la coesione, la qualità e la qualificazione del lavoro, il rispetto delle regole, i processi d’innovazione mirati, il welfare di comunità.
Le Associazioni, insieme, sono la realtà indispensabile per la caratterizzazione della identità del nostro territorio; oggi diviso e quindi debole.
Per questo, non possiamo sottrarci alla responsabilità di garantire l’equilibrio e la crescita della nostra Comunità, affinché essa possa uscire dai problemi che la indeboliscono. Né possiamo sottrarci dal definire un piano di sviluppo per contrastare una generica idea di area vasta, pensata esclusivamente per cercare di ridurre alcuni costi. Senza politiche finalizzate e senza una strategia condivisa, si rischia di consegnarci al ruolo di semplici e passivi fornitori di ricchezza.
È indispensabile che i Comuni della nostra provincia rendano omogenee le loro procedure amministrative e burocratiche; i sistemi di aggiudicazione degli appalti; i piani regolatori industriali e commerciali. È necessario fare massa critica dei fondi pubblici per investirli in opere infrastrutturali, ambientali e sanitarie che interessano l’intero territorio.
Definiamo una nuova politica per impegnare le imprese in quelle attività che ancora, impropriamente, sono esercitate dalla pubblica amministrazione. Creiamo regole di sviluppo che garantiscano alle Istituzioni il compito d’indirizzo e di controllo e alle imprese il compito di progettare, realizzare e gestire.
Liberalizzare non significa trasformare un monopolio pubblico in uno privato, ma aprire un “dialogo competitivo” grazie a una pluralità di soggetti; unica vera condizione per sviluppare l’innovazione e rispondere con la qualità alle esigenze economiche e sociali del nostro territorio. E ciò vale per i principali ambiti gestionali della nostra Comunità; dalla logistica, alla sanità, alle infrastrutture, alla cultura.
La crisi e il taglio di risorse non possono indurci all’immobilismo, ma dobbiamo coglierle come spinta per il cambiamento.



